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venerdì, dicembre 04, 2009

JOE SCALTRO (ennesima rivisitazione)

Penso sia la terza o quarta volta che propongo la solita solfa del personaggio immaginario Joe Scaltro. Probabilmente è la versione definitiva della parte zero del mio futuro romanzo (ancora in altissimo mare). Ripeto, soprattutto per i miei genitori e le mie nonne, che ogni evento o riferimento è puramente casuale, compreso il protagonista che è molto più figo ma anche molto più banale di me. Spero di potervi presto proporre il prosieguo delle vicissitudini del mio caro antieroe.

p.s. Per i benpensanti o finti tali: scusate le eventuali volgarità, ma sono essenziali per la resa del personaggio.


JOE SCALTRO


- Parte zero -


Quella notte il cielo era rosso come la passione di due amanti in orgasmo.
Tirava vento e alcune gocce di pioggia iniziarono a schiaffeggiarmi le guance, rimanendo per un istante intrappolate nelle trame della barba incolta.
Non sapevo nemmeno come mai mi trovassi in quella zona della città.
Soprattutto, non sapevo che zona fosse, cazzo.
Da quanto, poi, ero in quel posto?
In piedi. Immobile. Semplicemente mi trovavo lì. Su un marciapiede qualunque, mai calpestato dai miei passi prima di allora.
La pioggia mi schiaffeggiava sempre più forte. Nessuno in giro. Niente di vivo attorno. A parte me, il mio giramento di testa (e di palle) e la pioggia accompagnata dal vento.
Cercai il cellulare nelle tasche del jeans. Non lo trovai. Non potevo telefonare e non potevo sapere l’orario. Prima o poi mi sarei dovuto comprare un orologio, pensai.
Cercai l’i-shuffle e gli auricolari nella tasca interna della giacca. Niente da fare. Cazzo!
Frugai in ogni anfratto dei vestiti. Nessun documento. Neanche un euro. Porca puttana!!!
Mi accorsi all’improvviso di avere la mia fidata borsa in finta pelle adagiata tra i piedi. Mi sentii un po’ meglio. La raccolsi. Feci scorrere la cerniera. Dentro c’erano una coppola grigia, una moleskine, una penna bic nera, un pacchetto di Winston Blu morbide, un accendino viola, una chiave di metallo, due banconote da 20 e una decina d’euro spiccioli.
La coppola, la moleskine, la penna e le sigarette erano mie. Ne ero sicuro. I soldi, la chiave e l’accendino no. Ne ero altrettanto sicuro.
Mi misi il cappello. Richiusi la borsa.
Evitai di farmi domande. Non era il caso in quel momento.
Avevo bisogno di bere qualcosa. Avevo bisogno di riparo. Avevo bisogno di riordinare il cervello.
Così, mi misi a vagare a cazzo di cane per quelle strade che non avevo mai visto, in cerca di un pub o qualcosa di simile.
Vivevo a Roma ormai da un paio d’anni, ma non avevo la più pallida idea di dove mi potessi trovare.
Soprattutto, perché lì?
Cosa mi era successo? Perché non ricordavo?
Troppe domande a cui non sapevo rispondere. Ero incazzato e nervoso, ma mantenni stranamente la calma.
Ero stanco e intontito, pesante e leggero allo stesso tempo.
Continuai a farmi trascinare dalle gambe e da quel poco d’istinto che m’era rimasto non so per quanto tempo, fino a quando non riuscii a scovare un pub.
Lessi l’insegna di legno marcio attaccata alla porta d’ingresso. C’era scritto “Pub”.
Entrai.

Mi sedetti su uno sgabello vicino al bancone. Salutai il barista. Lui non rispose. Chiesi uno shot di rum. Me lo portò. Lo scolai di botto.
Chiusi per alcuni secondi gli occhi e qualcosa riaffiorò nella mente…
Erano ormai passati svariati giorni dall’ultima volta che mi ero fatto la barba.
Erano trascorse troppe ore senza un bagno caldo, o un pasto che potesse minimamente definirsi degno di tal nome.
Niente tv. Niente radio. Niente computer. Niente libri e giornali. Niente sesso. Niente.
Chissà quante ore avevo trascorso a inseguire la mia ombra lungo le strade di questa lurida città…
Nemmeno un ricordo piacevole. Neanche un ricordo spiacevole.
Poco tempo a disposizione da dedicare al mio ego.
Ricordai qualcos’altro…

Avevo accettato quel fottuto caso. Tutto perchè ero ridotto sul lastrico, e avevo bisogno di soldi per il rum invecchiato e le sigarette. Potevo rinunciare a tante cose. Non ai vizi.
Mentre provavo a ricostruire le ultime ore della mia vita, il barista scherzava languido con due americane (le riconosco facilmente) sedute al bancone.
Decisi che era ora di un secondo bicchierino. Ad alta voce ne ordinai un altro al mandrillo.
Portai pollice e indice della mano destra alla tesa del cappello e me lo aggiustai per bene sul capo, con fare indifferente, sovrappensiero, come se quel gesto fosse un tic di vecchia data.
C’era della musica in sottofondo. Riconobbi le note dei Pink Floyd: Is There anybody out there?
Osservai scoglionato le due cowgirls.
Sistemai nuovamente il cappello, affinché coprisse i miei occhi da illuso trentenne senza un briciolo di idee buone in testa.
Non sapevo come procedere. Il caso si era rivelato più ostico del previsto. Non il solito pedinamento di mogli fedifraghe o mariti puttanieri.
Stavolta non si trattava di roba leggera. Questa volta si faceva sul serio. Questa volta c’era scappato il morto ed io non sapevo ancora dove andare a parare. Fondamentalmente mi ero reso conto di essere un gran cagasotto.
Dovevo recitare la parte del più forte, e sapevo quanto fosse ardua, persino per un abile attore come me.
- ... Sono un grande attore, ma il ruolo del più forte non è mai stato il mio forte... -, mi dissi, probabilmente ad alta voce.
Appuntai il gioco di parole partorito dai miei offuscati pensieri nell’inseparabile moleskine.
Mi apprestai a scolare la seconda dose di veleno ambrato; destinazione budella.
Fu in quel momento che decisi di agire.
Lasciai degli spiccioli sul bancone appiccicaticcio.
Salutai il barista senza ottener risposta. Troppo impegnato a pavoneggiarsi con le due oche ‘mbriache. Non mi curai della sua indifferenza.
Uscii tampinato dai gridolini alcolici delle due squaqquerone d’oltreoceano. Già condannate. Condannate ad un’orgia con quel coglione alto due metri. Me le lasciai alle spalle insieme alla scia di fumo della sigaretta che mi accesi appena fuori da quel locale di merda.
Ero riuscito a richiamare alla memoria qualche vago ricordo grazie alla sosta alcolica. Ma ancora non avevo risposto ad un paio di domande essenziali: cosa cazzo ci facevo e come c’ero finito in quella parte della città? E perché, porca puttana, avevo quei vuoti di memoria?
L’avrei scoperto. Porco Giuda, l’avrei scoperto.
Sapevo per certo che ero a caccia di fantasmi…
Fantasmi tutt’altro che morti, condannati alla furia del più scaltro detective mai esistito al mondo da quando l’uomo inventò la religione.
Se non lo aveste ancora capito, il più scaltro dei detective sono io.
Joe Scaltro. Scaltro per gli amici.
Per i nemici non ho nome. Per loro sono solo un volto.
Un volto di cui aver paura. Un volto, il cui sguardo non potranno evitare.
Un volto, la cui smorfia di cieca ira non potranno scordare.
Perché sono Joe Scaltro.
Scaltro per gli amici.


TO BE CONTINUED…

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venerdì, giugno 19, 2009

Amici a 4 zampe (adozione cani abbandonati)

Ho appena linkato un bellissimo sito (vedere di lato a sinistra sezione "friends").
Dateci un'occhiata, nel caso in cui voleste adottare un cane, dare una mano all'associazione "amicia4zampe"/"Qua la zampa", o semplicemente per regalare sussulti al vostro cuore...

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mercoledì, febbraio 27, 2008

Il mio nome è Bond. James Bond.

Ebbene sì, dopo lungo vagare tra una consegna di curriculum e un'altra, ho raggiunto l'agognata meta!!!
Ebbene sì, presto sentirete parlare di Andrea Petrosino come di colui che ha ridato nuova linfa vitale al personaggio di 007.
Ebbene sì, sono lo Sean Connery venuto dalle Puglie, il James Bond del Golfo di Taranto, l'agente segreto cresciuto a orecchiette e cime di rapa...
In realtà, mi hanno semplicemente chiamato per partecipare al casting come comparsa nel nuovo film dedicato all'agente più alcolizzato e puttaniere della storia del cinema.
La selezione avverrà a Siena.
La consacrazione a Hollywood.

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venerdì, aprile 20, 2007

Risolto il caso "Calciopoli"!!!



Altro che Moggi e Giraudo...
I campionati di calcio erano falsati da un "influso" molto ma molto potente emanato dal Mago Gabriel!!!E' lui il vero colpevole, è stato lui ad orchestrare tutto...
Guardare per credere.

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giovedì, aprile 19, 2007

JESSI MALO'


Jessi Malò a "Mai dire tv".

Nel caso in cui dovessi reincarnarmi, vorrei decisamente essere LUI: JESSI MALO'...Giuro!!!!! Che uomo, che mito, che genio, che artista!!!!!!!!!!
Dedico 'sto video ai ragazzi di V. Simone Martini.
Jessi forever!!!

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lunedì, aprile 16, 2007

Essi vivono. (Carrellata di miti)


www.youtube.com

Innanzitutto grazie Giokoliere(per avermi ispirato con un tuo post su "Gino" di "Mai dire tv"...).
Il video di cui sopra riguarda alcuni splendidi momenti di "Mai dire tv", leggendario programma televisivo che la maggior parte di voi conoscerà...spero.
La colonna sonora, dal titolo "Grace Kelly", è di Mika(cazz-!!!).
Purtroppo non vi sono i mitici commenti della Gialappa's(accorrete numerosi su "Youtube" e fatevi grasse risate, cercando altro materiale inerente la trasmissione).
Il fatto che manchi la voce della Gialappa's, non toglie comunque merito alle strabilianti, mirabolanti capacità artistiche dei protagonisti di questo ameno spaccato nazional-popolare.
Altro che "Costanzino" e Maria De Filippi!!!

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martedì, ottobre 17, 2006

Storie di piccioni, supereroi e via dicendo.....


Amo gli animali. Spesso più delle persone. Ma odio i piccioni, non quanto Bush (banale che sono...), ma odio i piccioni.
Ogni mia passeggiata riflessiva è macchiata dalle immancabili, artistiche cagate di piccione. Sei lì, che cerchi tra la gente la donna della tua vita, e pensi ad una nuova poesia; cammini, con la mente persa in mondi paralleli, carico di fantasia e buoni propositi per il futuro dell'umanità...e ti senti cadere in testa o sulle spalle quantità variabili, a seconda delle congiunzioni astrali previste dall'oroscopo, di fluido intestinale di 'sti grandi bastardi alati.
A parte i parassiti e le malattie di cui sono portatori, gli uccelli in questione, si permettono pure il lusso di prendersi gioco di noi esseri umani. Come se non bastassero le prese in giro che ci autoinfliggiamo...
Per adesso mi limito a provar ribrezzo per le guerre tra umani e umani, ma spesso mi sorprendo a pensare ad una futura guerra tra umanoidi e androidi, e peggio ancora, con mio abnorme terrore, ad un'epica lotta per il dominio della Terra tra umani e robot-piccioni!!! Odio i piccioni. Li odio realmente. Popolano i più bui e atroci antri dei miei incubi peggiori.
Alcune ore fa, gli spietati volatili me ne hanno fatta un'altra...Di seguito le due versioni dell'accaduto.
VERSIONE1
Dopo ore aver finito di posare per le foto del calendario di "Vanity Fair", sono andato con alcuni amici a prendere un aperitivo. Lungo il tragitto che portava al "Billionaire", io, Cosmo De' Medici e Sergio Mùnnezz', siamo stati più volte importunati da frotte di ragazzine ansimanti a caccia di un nostro autografo. Superato l'ostacolo fans, siamo finalmente approdati al locale, subito riconosciuti dai presenti. I buttafuori hanno srotolato lingue e tappeto rosso per accoglierci, e siamo entrati tra gli sguardi ammirati della gente attorno.
Ho offerto un paio di bottiglie di Brunello del '97 (1897 ovviamente) ad alcuni vips amici miei, e abbiamo tutti brindato al mio nuovo "panfilo di salvataggio" di 38 metri(quadri). Mentre intrattenevo con aneddoti di mirabolanti avventure personali una quindicina di modelle anoressiche, è squillato il cellulare da un milione di euro, regalatomi da una mia ex amante, figlia di un petroliere russo. Per non dare nell'occhio, sono uscito e ho risposto al telefono. Era YSL, Yvo San Lorenzo, un amico stilista, che voleva chiedermi il favore di sfilare la prossima settimana a Parigi...E che potevo rispondergli...Ho accettato, diminuendomi anche il cachet (si scrive così?) da 300.000 a 299.999 euro. E' pur sempre un amico.
Stavo per riattaccare, quando a un certo punto, ho avvertito cadere una goccia sopra la mia fluente chioma guascona. Ho repentinamente alzato lo sguardo verso il cielo brillante e ho riconosciuto la sagoma alata di un'aquila reale, travestita da piccione obeso, intenta a sganciare liquami di tipo merdaceo sulle teste degli spaventati avventori. Senza pensarci un solo istante sono corso allo sportello Bancomat più vicino (con l'avvento del cellulare, è diventato proibitivo trovare una maledetta cabina telefonica!), mi ci sono catapultato dentro in un batter di ciglia e mi sono trasformato in Superman, quello originale. D' azzurro vestito, sono tornato sul luogo della tragedia nel giro di pochi micromillesimi di attimo, proprio mentre la cacca reale del reale augellone stava per sommergere i miei amici vips impusimati a festa. Con balzo fotonico ho preso il volo e il mio mantello rosso ha coperto la folla terrorizzata, salvandola da figuraccia mediatica probabilmente letale. Raggiunta a 15000 km di altezza l'elegante ma pericolosa bestiaccia, le ho torto il collo con la sola forza degli alluci dei miei superpotenti piedi. Avvinghiati in mortal mossa,ci siamo schiantati al suolo alla velocità della luce, ma che dico, della
sciolta-quando-proprio-ti-scappa-e-inizi-a-emettere-strazianti-gridolini-dovuti-agli-spasmi-e-ti-pieghi-indietro-avanti-avanti-indietro-con-il-non-tanto-buon-presentimento-che-da-un-momento-all'altro-ti-cachi-addosso-se-non-trovi-immediatamente-un-bagno-o-il-vaso-di-una-pianta-possibilmente-non-grassa-e-cioè-probabilmente-dotata-di-spine-....un'attimo...mi sono perso, e per giunta mi sono lasciato condizionare da quest'ultima descrizione...TORNO SUBITOooo..........................................



......Tornato! Libero e felice!
[.......Maledetti cactus.......]

Vi raccontavo di come siamo caduti io, ancora vestito da Superman, e l'aquila reale travestita da piccione obeso. Dunque, mi sono rialzato con una decina di costole fratturate e il coccige frantumato (devo ancora perfezionare il mio abito e i poteri da super eroe), e con truce guardo ho fulminato definitivamente il gigantesco pennuto. Esanime, sul fondo del cratere venutosi a creare in seguito all'atterraggio, il cadavere del valido nemico non poteva più nuocere al futuro dell'umana specie. Avevo salvato ancora una volta il genere umano e tra gli applausi che frastornavano il mio superudito, ho riconosciuto l'applauso di Lois. Accortasi che mi ero accorto della sua presenza, Lois è corsa verso di me e mi ha abbracciato calorosamente gridando:
- Superman TI AMOOOOOOOOO!!!!!!!
Avrei voluto piangere, ma Superman non piange. Da quando poi, nella vita normale non sono più quel bambacione di Clark Kent (ho fatto carte false per cambiare identità...), non piango più!
Avrei voluto piangere. Non perchè le parole di Lois mi avessero commosso. Avrei voluto piangere. Non perchè quella grandissima rincoglionita, dopo anni e anni, non fosse ancora capace di riconoscermi vestito in calzamaglia azzurra, e senza occhiali, soprattutto adesso che porto le lenti a contatto nella vita ordinaria, e gli occhialoni da presbite non li porto più! 'Azzo Lois, dolce Lois, ti vuoi svegliare??? Avrei voluto piangere, perchè Lois, la dolce Lois, nell'abbracciarmi aveva dolorosamente complicato la gravità e il numero delle fratture riportate dal mio povero corpo.
Avrei voluto piangere, ma non l'ho fatto. Le ho soltanto detto, con voce ferma da superuomo:
-Lois, dolce Lois.....
E poi a voce sempre più alta e incazzata, scandendo bene le parole:
-Ma vedi di ANDARTENEAFFAREINCULO, BRUTTA STRONZA!!! MI FAI SCHIFO, POICHE', OLTRE A VESTIRTI SEMPRE NELLA STESSA MANIERA DA SUORA DI CLAUSURA E COMPORTARTI DA AGNELLINO INNOCENTE, SALVO QUANDO LA DAVI A TUTTI TRANNE CHE A ME QUANDO ERO VESTITO DA QUELL'EBETE DI CLARK KENT, SEI PURE STUPIDAAAAAAAA!!!!!! INOLTRE, IL PREMIO PULITZER CHE HAI VINTO, ERA UNA MESSA IN SCENA!!! AH....QUALORA IN FUTURO TI DOVESSI ANCORA AVERE TRA LE PALLE, RICORDATI CHE E' INUTILE CHE GRIDI QUANDO MI PARLI, SOPRATTUTTO SE SONO IN COSTUME DA SUPERMAN, PERCHE' HO L'UDITO PIU' SVILUPPATO DI UN CANE. E IMPARA AD USARE IL DEODORANTE, PERCHE' ANCHE SE SOFFRO SPESSO DI SINUSITE E RAFFREDDORE, E DI CONSEGUENZA HO IL NASO TAPPATO, SAPPI, LA MIA CARA EX COLLEGA GIORNALISTA, CHE IL TUO PUZZO D'ASCELLE LO SENTO COMUNQUEEEEE!!!!! Tenera, dolce Lois...
Le ho voltato le spalle e sono volato via.



VERSIONE 2
Fate voi, perchè Lois mi ha fatto girare le palle, e non ho più voglia di scrivere. In compenso non odio più i piccioni. Odio solo Lois!!! E quelli come Bush...e Lois

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